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Cibo è teatro
"La taranta è al centro dello spettacolo" dice Vale Greco.
"Giocare il teatro come dispositivo libidinale x sollecitare sensorialità e partecipazione" dice Carlo.
In realtà siam partiti dal cibo prima ancora che dal teatro o dalla taranta. In una civiltà (quella occidentale) sull'orlo del tracollo (dei valori e delle risposte che dà ai bisogni della gente), molta gente si aggrappa al cibo come rifugio salvifico, oasi dove ritrovare il perduto benessere.
Nel pasto della tarantola c'è dell'ironia, c'è della poesia, ci sono emozioni vere: qualità teatrali che tanti spettatori hanno riconosciuto e che probabilmente rappresentano il surplus che le attrici e Koreja hanno aggiunto alle pratiche interattive che sulla scena concreta si rivelano molto spesso di una glacialità disarmante e per niente emozionale. Ed il cibo aiuta molto a produrre e comunicare emozioni, nel nostro caso più della taranta (le cui emozioni sono riprodotte e riportate grazie alle immagini video,che raffreddano non poco i pruriti pseudodionisiaci e le finte estasi del sempre più numeroso popolo "attarantato") ma anche più di tanto teatro inutile che gira a vuoto su se stesso, intriso di superficialità e/o di arroganza pseudointellettuale.
Suscita meraviglia e stupore "Il pasto della tarantola" (ecco il neobarocco!!!!) perchè utilizza in modo originale vecchie e nuove tecnologie senza mai perdere di vista le persone concrete, la loro storia, i loro luoghi.
Franco dei Cantieri Koreja
. _________[09-09 16:43]
si, franco
credo che questo piccolo esempio di teatro ludico-libidinale possa contribuire a rimettere in discussione non pochi aspetti su cui è bloccata una certa idea delle pratiche dello spettacolo
prima di tutto quella che riguarda il rapporto tra fisicità dell'attore e la sua immagine elettronica
la performance Pasto della Tarantola ci dimostra che il gioco è vivo e rilancia l'immagine stessa del corpo
nel suo sdoppiamento tra naturale e artificiale
poi c'è il nodo dei contenuti inerenti il tarantismo: xkè arroccarsi sulle proprie certezze + o meno filologiche?
la scrittura drammaturgica è platealmente ironica
dribbla le competenze antropologiche
x esprimere una levità che oserei definire barocca...
lo stupore è doppio
sia sul piano percettivo (il rapporto tra naturale-artificiale)
che su quello cognitivo (i contenuti sulla valenza tradizionale felicemente tradita...)
credo che questo piccolo esempio di teatro ludico-libidinale possa contribuire a rimettere in discussione non pochi aspetti su cui è bloccata una certa idea delle pratiche dello spettacolo
prima di tutto quella che riguarda il rapporto tra fisicità dell'attore e la sua immagine elettronica
la performance Pasto della Tarantola ci dimostra che il gioco è vivo e rilancia l'immagine stessa del corpo
nel suo sdoppiamento tra naturale e artificiale
poi c'è il nodo dei contenuti inerenti il tarantismo: xkè arroccarsi sulle proprie certezze + o meno filologiche?
la scrittura drammaturgica è platealmente ironica
dribbla le competenze antropologiche
x esprimere una levità che oserei definire barocca...
lo stupore è doppio
sia sul piano percettivo (il rapporto tra naturale-artificiale)
che su quello cognitivo (i contenuti sulla valenza tradizionale felicemente tradita...)