di
Brizia Minerva
Sintesi dell'intervento tenuto nel Convegno Atlante Neobarocco, Siviglia, 26-27 novembre 2004
Tra le forme di religiosita' dell'eta' barocca, quella che esprime compiutamente, (e almeno in Puglia continua a farlo ancora), tutta la sua carica ideologica e forza rappresentativa, e' la ritualita' penitenziale delle processioni,
foto Tatiana Gambetta
in particolar modo quelle legate al ricordo della passione di Cristo e dell'Addolorata (vestita a lugubre con velo nero in testa e pugnale al petto ) che, sia nel caso della processione di Taranto sia in quella di Gallipoli viene a chiudere la sacra rappresentazione del venerdi' santo secondo una tradizione che nei centri della costa ionica salentina si codifica a partire dalla seconda meta' del Settecento, proprio in seguito alla diffusione del culto per la Madonna Addolorata.
La sensibilita' per questa devozione e' introdotta e diffusa dall' ordine dei Servi di Maria. Il dolore di Maria, che soffre in solitario silenzio, era condiviso dall'intera comunita', e il suo lutto divenne il lutto di tutti . La Madonna veniva cosi' a simboleggiare la Madre dolorosa che si aggirava per la citta' alla simbolica ricerca del figlio che sa ormai perduto.
Questa devozione si integrava con il senso locale del tragico, di Thanatos, che sopravviveva nei rituali del lutto che proprio la fragilita' della vita umana, piu' che una vera e propria scarsezza di mezzi e risorse, alimentavano. E' noto che da un punto di vista psicologico tutti i rituali servono a risolvere culturalmente la crisi del lutto e della malinconia provocata dalla scomparsa della persona cara. Le pulsioni arcaiche, riattivate dalla morte, trovano cosi' un esito appagante nei modelli rituali proposti dalla cultura.
La messa in scena del dolore rappresentato dall' Addolorata
Spinge ad una sorta di identificazione che educa e disciplina gli scomposti sentimenti della disperazione. Cosi' atteggiamenti, gestualita', enfasi patetica espressa da questa immagine dolorosa
veniva diffusa dalla stessa iconografia di santi, madonne, immagini di cristo, raffigurate in statue e dipinti dell'epoca che affollavano gli altari delle chiese concepiti essi stessi come veri e propri prosceni per sacre rappresentazioni. La forza pervasiva di queste immagini giungeva a condizionare (in un particolare clima di partecipazione psicologica) la gestualita', di un'intera comunita' caratterizzando l'espressivita' e il costumi dell'epoca. (Una mimesi collettiva che perdura tuttora come si puo' vedere da queste immagini).
Il successo della devozione per l'Addolorata fu sostenuto dalla confraternita di S. Domenico, fondata dai domenicani a Taranto nel corso del Seicento nella loro chiesa, che cambio' la sua dedica in quella di S. Domenico e l'Addolorata. Le molte confraternite della provincia ad essa dedicate furono fondate per lo piu' dopo questo periodo, nell’Ottocento. In molti centri del salento , a partire da questa data, si stabilizza la processione dell'Addolorata come rito a se' stante non piu' legato alla processione del venerdi' santo. Testimonianza della sensibilita' popolare per questa immagine della madonna che, come tutta la devozione nei confronti della Vergine Maria in Italia meridionale, conobbe una grande diffusione grazie al'attivita' della chiesa controriformista.
Un' altro rito processionale maturato nel clima spirituale della Riforma Cattolica, e che permane tuttora come un elemento costante della religiosita' pugliese e' la passione di Cristo come modello per la passione dell'uomo ripresentato e riattualizzato quale fatto esemplare e normativo per il fedele.
A Taranto e Gallipoli ne abbiamo gli esempi piu' autentici e spettacolari.
A Taranto dall'antica chiesa di S. Domenico ubicata sul punto piu' alto della citta' Vecchia, la teoria professionale esce a mezzanotte del Giovedì Santo e vi fa ritorno nelle prime ore pomeridiane del Venerdi'. E' preceduta dal trucculande che ne regola l'andamento con la troccola (crepitacolo) e che indossa l'abito regolare della confraternita. Sono segni caratterizzanti la processione la Croce detta dei Misteri con i segni della passione, la statua dell'Addolorata, le tre croci di legno nero portate a spalla da altrettanti confratelli scalzi , le grosse pietre triangolari forate utilizzate un tempo per la trebbiatura(pesare) legate al collo e sorrette con le mani sul petto da confratelli pero' calzati. E' singolare il passo della Nazzecata effettuato con tale lentezza ( tre passi avanti e due indietro) da impiegare tre ore per un percorso di 150 metri.
La processione dei misteri si muove dalla chiesa del Carmine nel tardo pomeriggio del venerdi' Santo e vi rientra dopo la mezzanotte. E' aperta dal Trucculande che indossa l'abito dei Perdune ed e' seguito dalla Croce dei Misteri. Con i simboli della Passione, le statue dei Misteri riproducenti episodi della Via Crucis ( Cristo all'orto, alla Colonna, EcceHomo, la Caduta della Croce, Cristo crocifisso, la Croce con la sacra Sindone, Cristo Morto e alla fine del seguito l'Addolorata). Simboli e statue sono portati da Perdune coronati di spine e a viso scoperto, mentre tra una strada e l'altra, si collocano poste o coppe di pardune incappucciati. Carabinieri e vigili urbani in alta uniforme, membri della nobilta', della classe politica o dei ceti emergenti ripropongono in chiave moderna quel modello di societa' organica descritta nel sec XVII e allora come oggi rappresentandosi mettendo in atto tutta la bellezza di cui una comunità puo' essere capace di esprimere. In questo sta la profonda teatralizzazione della processione che assumeva in passato (come d'altronde oggi) tutte le componenti del fasto, dello spettacolo, della drammatizzazione, della teatralita'.
Si possono invocare le piu' raffinate tecniche semiologiche e antropologiche per spiegare questo fenomeno, ma resta un dato certo che tali forme di pieta', tali modelli devozionali, sorti all'interno di contesti urbani o delle aggregazioni demiche del contado in Puglia come nelle piu' vaste aree del Mezzogiorno hanno il loro antecedente storico in quel movimento di riforma promosso nell'eta' barocca dal veemente impegno degli ordini dei Gesuiti che attraverso una accorta e perseverante strategia missionaria, impressero un preciso volto alla religiosita' meridionale.
Un ruolo di fondamentale importanza e' svolto dalle confraternite la cui adesione rifletteva l'articolazione della società locale. Le regole erano, naturalmente, abbastanza omogenee e prevedevano i riti di affiliazione e gli obblighi dei confratelli quali riunioni con preghiere e rituali mortificanti a fini di espiazione perche' solo nella sofferenza e' possibile il riscatto e la salvezza di Dio.
Questa routine religiosa fatta di preghiere e devozioni regolava la giornata, e nell'abbondanza della ripetizione offriva una specie di azione teatrale, che consentiva ai confratelli il coinvolgimento completo al processo di salvezza.
Su questi ritmi di vita e di morte di penitenza e di espiazione di mortificazione e riscatto si modellarono pratiche cultuali e devozionali processioni e suffragi non disgiunte da quei toni pittoreschi e da quelle esuberanze teatrali che nella cosiddetta eta' barocca fusero insieme spettacolo costume e sentimento religioso.
Certo intorno a questi aspetti di pieta' meridionale si possono tentare diverse letture in chiave etnoantropologica si puo' sostenere che nella configurazione rituale confluisce la duplice attesa che sostanzia la domanda religiosa popolare: consacrare il tempo e lo spazio per cui la processione attraversa il tempo per la sua durata e copre lo spazio per la sua estensione, la sua efficacia e' affidata al movimento lungo, lento, cadenzato secondo il modulo della ripetizione rituale dell'impetrazione insistente; si puo' indulgere sulla funzione mimetica dell'azione della Passione come nella processione dei misteri come nell'incedere e nella foggia del vestire dei Perdune nel loro pellegrinare da sepolcro a sepolcro percorrendo l'itinerario ideale verso il sepolcro di Cristo come nelle donne vestite a lutto che accompagnano la processione dell'Addolorata e che cantano e gridano sul ritmo delle marce funebri delle bande il loro struggente dolore.
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