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di ATLANTE NEOBAROCCO

IL SALENTO OVVERO UN NON LUOGO

Il Salento, ovvero la penisola salentina, sub regione meridionale della Puglia comprendente le province di Lecce, Taranto e Brindisi, le cui coste sono bagnate ad Ovest dall’alto Ionio ed ad Est dal basso Adriatico. Territorio per lo più pianneggiante se si escutono dei modestissimi rilievi presenti fra la parte settentrionale delle province di Brindisi e Taranto. Territorio strutturalmente arido ed esposto per sua natura ai venti come in passato e nel presente esposto al passo di genti in fuga o di armigeri diretti verso mete lontane. “Il Salento terra di venti e di genti, terra di passo” come ebbe a dire in sua pubblicazione Carmelo Bene, il quale fuggì dai suoi ameni campi salentini per poi e solo poi ritornarci grande ed affermato artista immortale.


Il Salento crocevia per i Balcani, la Grecia ed il più lontano Medio Oriente. Terra inconsapevolmente ospitale nei confronti di moltitudini fuggenti ed incalzate. Terra di approdo per greci-bizantini e per albanesi-illiri, entrambi profughi ed entrambi stabilitisi in piccoli insediamenti a sud di Lecce ed a sud di Taranto. Quindi territorio incline ad offrirsi per conformazione geografica ad essere attraversato o ad essere approdo di genti obbligate da avvenimenti critici e non certo per libera ed oculata determinazione coloniale. Nel corso del tempo la penisola salentina ha ospitato moltitudini di genti: Messapi, Greci, Illiri, Romani, Bizantini, le armate di Federico II di Svevia, gli Angioini, i Turchi, gli Aragonesi, i Veneziani. Un lembo di terra che per sua propria natura rappresenta un non luogo, le cui genti nonostante la preponderante presenza del mare non sono state in grado di ascoltarne il suo vitale richiamo, ma si sono appassite rintanandosi nell’entroterra scarno e dolente. Il Salento attualmente risulta essere privo di un popolo inteso come entità etnica e culturale in grado di esprimere una propria caratteristica assestante. La popolazione che ne compone la società civile non può dirsi portatrice di una specifica e peculiare cultura e questo in quanto la cosiddetta “salentinità” non esiste come specifico prodotto strutturato in un modello di riferimento forte e stratificato dalla storia. Non vi può essere unicità culturale in quanto la terra salentina è stata da sempre interessata da una continua contaminazione da parte delle diverse culture forti che caratterizzano i diversi popoli presenti nel bacino del mediterraneo. Ed a riprova di ciò esiste la progettualità interculturale, interetnica, interreligiosa che ha come simbolo storico ed attuale la Cattedrale della Città di Otranto. Altro che micro cultura salentina., altro che isola felice adorna della sua peculiare identità. Se di cultura salentina si può parlare lo si deve solo e soltanto tenendo presente l’interculturalità della società salentina e non rincorrendo una peculiarità mistificante e fuorviante. Per tale ragione appare sfuggente il tentativo di imporre al Salento e soprattutto e solo alla provincia di Lecce una chimerica ricerca di microidentità sicuramente irreale ed incredibile. Il Salento, la penisola salentina, sono definizioni certamente geografiche e storiche ma non possono essere un prodotto di una cultura a tutti i costi inventata ed imposta, per poi essere messa in vendita sui banchi dei circuiti turistici globalizzati.

La cosiddetta salentinità non può dunque ridursi alla ricerca della trance insita nel ballo della taranta, storicamente praticata nella cittadina di Galatina. Né tantomeno all’uso turistico delle spiagge e delle coste. Né soltanto alla frugale gastronomia locale. Né tanto meno ai mediterranei prodotti agricoli. Per parlare correttamente ed in maniera seria di cultura e di appartenenza bisogna fare riferimento ad una società che abbia forti e radicate tradizioni strutturate in maniera omogenea nel tempo. Diversamente si farebbero, come oggi sta accadendo, soltanto dei velleitari e deboli tentativi, inconsapevolmente reazionari e retorici, nel rincorrere una identità costruita e foriera di ulteriore provincialismo isolazionista, piccolo borghese, ridondante di auto compiacimento campanilistico.

Arcangelo Ianne e Ilio Palmariggi*


* SOCIOLOGI
. _________[15-09 10:23]

Aldo ha scritto:

sono d'accordo. La Taranta non può essere il simbolo culturale del salento, questa terra ha ben altro.
Aldo Maci
. _________[08-11 21:23]

Igor de Masi ha scritto:

mamma mia che stronzate!!!!!!!! :) ma chi sono questi sociologi ridicoli? :D :D

vabbe!
. _________[22-03 22:22]