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Aspetti della ceramica barocca grottagliese
Nella produzione ceramica grottagliese del XVIII secolo, e' evidente una duplice scelta tipologica: da una parte la ceramica rustica detta anche atre capasonara. E dall'altra la ceramica faenzara, di stampo signorile. La prima si riferisce a manufatti d'uso per la quotidianita', realizzati o con terrecotte completamente grezze, prive di rivestimento, oppure oggetti ingobbiati e rivestiti da invetriatura piombifera trasparente, colorata con ossidi metallici in giallo miele e verde rame.
La ceramica rustica e' stata oggetto di letture e di classificazioni molto superficiali e sommarie; l'aggettivo 'rustico' e' stato usato molto spesso in modo improprio e inadeguato per rendere l'idea delle proporzioni, dell'equilibrio compositivo e della maestria tecnica che i ceramisti grottagliesi hanno tradotto in modo eccezionale, in oggetti funzionali e resistenti alla continua usura.
Nella produzione figulina grottagliese, sono esistiti certamente diversi livelli che rispondevano a domande differenziate ma il carattere costante dell'arte locale e' costituita dalla grande armonia esistente tra la decorazione e la forma che coinvolge anche la ceramica legata agli usi domestici e da dispensa.
La documentazione materiale del XVIII secolo e' alquanto varia e permette di cogliere gli elevati esiti della ricerca tecnica, formale e decorativa cui giunge il centro ceramico. Sono molte le collezioni barocche disseminate in tutta Italia che documentano la propensione a realizzare manufatti con fini interventi plastici denominati 'baccellature' e decori policromi e monocromi. Emerge fra tutti, la produzione comunemente attribuita al maestro Ciro Lapesa, ma non adeguatamente documentata, poiche' sono note le sole date di nascita, il 1756, e di morte, il 1826.
Si tratta di servizi da tavola, ciarle, piatti, zuppiere, alzate e vasi di vario tipo, caratterizzati iconograficamente e stilisticamente dal decoro di fogliettine, fiorellini e farfallette, in manganese.
Purtroppo, non si dispone di esempi firmati dall'autore per cui ogni attribuzione risulta non supportata da concrete attestazioni; anche l'affermazione secondo la quale il Lapesa si sarebbe formato presso la Real Fabbrica di Capodimonte riaperta da Ferdinando IV nel 1771, ampiamente sostenuta dal Polidori e dal Vacca, e' stata rivista alla luce della carenza documentale.
Ad ogni modo, la presenza di questa raffinata produzione attesta la presenza di influssi napoletani nell'arte grottagliese del settecento, il cui stile si radico' profondamente nella cultura ceramica locale, divenendo diffusa negli ambienti signorili.
Il civico Museo della Ceramica, situato nel Castello Episcopio, possiede diversi esempi, di grande ricercatezza formale, attribuibili appunto al cosiddetto 'stile La Pesa', sui quali e' bene soffermarsi brevemente.
Rende sicuramente l'idea della preziosita' tecnica e decorativa, la Ciarla baccellata e decorata con il motivo delle frasche di ciliegio poste sul collo. Il manufatto presenta anse nastriformi costolate, modellazione plastica presente sulla pancia e sull'anello compreso tra la pancia e il piede. Il labbro leggermente estroflesso, e' arricchito da un decoro formato da due linee ondulate che si intersecano a formare un serto; sul collo, che appare quasi cilindrico, vi รจ invece la decorazione di frasche di ciliegio di colore verde ramina e bruno manganese, quasi un'eccezione alla tipica monocromia in manganese.
Con questo, vi sono altri significativi esempi che attestano la diffusione di manufatti arricchiti da interventi manuali e rilievi plastici. Anche gli albarelli e i piatti sagomati, recano il motivo delle foglie puntinate e festoncini, imitati di sovente, sia pur con qualita' tecnica inferiore, in manufatti prodotti nell'Ottocento.
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