il profumo degli aranci è uno dei ricordi della giornata di studio a Olivares, stretti in quella sala del palazzo comunale, a due passi dalla chiesa che accoglie uno dei più ampi reliquari dell'universo cattolico.
E si, è di barocco, mistico ed sensuale al contempo,che si tratta.
O meglio di memoria del barocco, con una coscienza precisa però; è la memoria a determinare l'evoluzione. Ci sollecita a migliorare, è un input genetico.
E' per questo che qualsiasi tradizione ha valore se viene trasmessa: è per questo che il blog mette in campo il flusso di questo pensiero alla ricerca di comunicazione reale, connettiva ed empatica.
E' di memoria che si tratta, quindi, ricostruendo il percorso teorico espresso dai diversi interventi che hanno affrontato, filologicamnte o meno, l'idea del barocco in questo nostro atlante che dopotutto di definisce neobarocco proiettandosi verso un'evoluzione del concetto originario coniato nel XVII secolo in Italia per essere sviluppato più che altro in Spagna.
La Spagna è quindi il perno di questa riflessione sul Barocco, visto che allora era la prima potenza mondiale, grazie all'oro che rastrellava in sud-america.
Avrebbero governato il pianeta se pirati e corsari (quest'ultimi al soldo degli inglesi) non gli avessero alleggerito il carico.
No, non sto divagando. E' uno degli aspetti + evidenti che affiora dal barocco spagnolo: è ricco, pieno d'oro.
Lo abbiamo visto nei retabli pieni d'oro ostentato.
Tutt'altra cosa da quel barocco salentino fatto di pietra malleabile, pietra da abitare.
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Oggi ho parcheggiato la macchina di fronte a un pilastro di tufo situato di fronte al Castello di Grottaglie. Non era la prima volta che parcheggiavo li', ma dopo tutto l'oro sivigliano quella pietra mi è sembrata viva. I suoi pori, anneriti dai gas di scarico, sembrano cicatrici del tempo dentro cui e' possibile leggere un frammento di vita. Non so bene perchè, ma quella pietra, oggi, mi ha emozionata...